Ripercorrere la storia di un’esperienza significa normalmente definire una cronologia: dati, fatti e protagonisti. E, per esigenze di sintesi, si rischia di  dimenticare “pezzi” caratterizzanti.

La data di nascita della Comunità del Pellegrino è il 31 gennaio 1970. Essa rappresenta l’apice di un percorso iniziato nella seconda metà degli anni ’60 sulla spinta dei fermenti post-conciliari e di quelli sociali che penetravano una Chiesa e una società fino ad allora piuttosto stabili e conservative.

La cornice dentro la quale si muoveva la comunità e, allo stesso tempo il suo modello di riferimento, è la descrizione che fanno gli Atti degli Apostoli della prima comunità cristiana al capitolo 4, versetto 32: “La moltitudine di coloro che erano diventati credenti aveva un cuore solo e un’anima sola e nessuno considerava sua proprietà quello che gli apparteneva, ma fra loro tutto era comune.

Dopo un periodo di assestamento nel 1974 la comunità comincia a prendere volto con l’ingresso delle prime famiglie che vanno ad arricchire il nucleo iniziale. Alle famiglie seguiranno poi anche le prime esperienze di giovani orientati verso una vocazione celibataria di testimonianza e servizio ecclesiale.

Intanto prosegue e si rafforza il servizio nel gruppo scout di Cantù e nel 1979 nasce ASPeM, organismo di volontariato internazionale, con lo scopo di sviluppare e sostenere progetti di sviluppo in Burundi, prima e in Perù, in seguito.

Negli anni ’80 si assiste al massimo di espansione che prosegue anche per gran parte degli anni ’90; poi la parabola inverte la tendenza e la comunità perde alcune caratteristiche di “testimonianza radicale” pur mantenendo viva una forte tensione spirituale e comunitaria, accompagnate a scelte concrete di solidarietà e di testimonianza che, per diversi componenti, hanno indirizzato la scelta professionale e vocazionale.

C’è un futuro per la Comunità del Pellegrino? Ci sarà se e in che misura saprà realizzare l’indispensabile ricambio generazionale. Che sarà tanto più possibile quanto “giovani” e “vecchi” sapranno trovare punti ideali d’incontro a prescindere dalle forme concrete.

Negli anni ’60 i giovani di allora s’ispirarono a don Primo Mazzolari e presero un impegno a cambiare sé stessi, insieme, per il mondo, nella Chiesa, con Cristo.

Un confronto, generazionale, di scoperta e di riscoperta di quell’impegno, che si tradusse in un documento formalmente sottoscritto, potrebbe essere utile.

Intanto ringraziamo il Signore per tutti i doni che ci ha fatto e che ci vorrà fare!